Ambiente

Agricoltura: l’Ara propone un “maremmano abruzzese” per ogni allevatore lucano

Si chiama “Un cane per un lupo” il progetto dell’ Associazione Regionale Allevatori di Basilicata (Ara) avviato in collaborazione con la Regione Basilicata e il supporto dell’Ente Nazionale Cinofilia Italiana (Enci) e del Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese (C.P.M.A.). L’iniziativa prevede l’assegnazione agli allevatori lucani di una coppia di cuccioli di cane da pastore maremmano abruzzese, per la guardia e protezione del bestiame. La razza canina prescelta, per caratteristiche ed attitudini, rappresenta un alleato prezioso per preservare il bestiame dagli attacchi di grandi predatori come i lupi e i cani rinselvatichiti che, purtroppo, causano anche ingenti danni alle aziende. Tipiche del “grande cane bianco”, sono infatti quelle qualità di attaccamento al gregge e coraggio che ne fanno un efficace strumento per la protezione delle pecore come delle vacche podoliche. L’impiego di questi cani consentirà, al contempo, a salvare i lupi dalla minaccia del bracconaggio e a garantire una preservazione dell’ecosistema e una riequilibrio tra le esigenze degli allevatori e il bisogno di tutela della fauna selvatica. Una decina i cani già distribuiti tra i titolari delle aziende zootecniche lucane, nell’ambito di un’azione che prevederà, entro pochi anni, l’assegnazione di alcune centinaia di cani agli allevatori. Si tratta della prima cucciolata delle due fattrici di cane da pastore maremmano abruzzese allevate, in Basilicata e precisamente a Laurenzana, nel centro Genetico Nazionale, gestito dall’Associazione Allevatori di Basilicata, indirizzato alla selezione e al miglioramento della razza bovina podolica e degli ovini di razza merinizzata italiana da carne. “Anche se in tempo di pandemia – spiega Palmino Ferramosca, presidente Ara Basilicata, – l’Associazione resta al servizio degli allevatori lucani con i suoi tecnici di campo, gli agronomi e i veterinari. Questa un’iniziativa che è già stata avviata con successo sui monti calabresi della Sila, in Piemonte e in Trentino Alto Adige, ha incontrato, anche in Basilicata, unanimi pareri favorevoli tra gli addetti ai lavori”

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