Si è svolta anche quest’anno, come da tradizione il 29 maggio, nel giorno che precede i festeggiamenti religiosi in onore del santo patrono della città di Potenza, Gerardo vescovo, la storica Parata dei Turchi. Oltre 1400 figuranti, con indosso i costumi di tre differenti epoche storiche, dal Medioevo sino al Diciannovesimo secolo, hanno sfilato per le vie cittadine in un lungo percorso di quattro chilometri, iniziato nel campo sportivo comunale e terminato in piazza Matteotti dove si trova il tempietto dedicato al santo.
Una tradizione iniziata quasi quattro secoli fa e che mette in scena il miracolo che, secondo la tradizione orale potentina, il vescovo della città, Gerardo dalla Porta, avrebbe operato scongiurando la presa di Potenza per mano degli invasori turchi grazie all’aiuto di una schiera di angeli guerrieri. Folklore e devozione che si combinano in un mix unico, quello appunto della parata, che tenta anche di ricostruirne la sua evoluzione nel tempo, proponendo la messa in scena di tre differenti epoche storiche. Tre i momenti riproposti lungo il percorso: il XIX secolo con una rievocazione, in piazza Sedile, che prevede l’accensione della Iaccara, un fascio di canne e legna, del peso di circa una tonnellata, simbolo di un’antica tradizione e trasportata da circa venti persone lungo tutto il percorso della parata, per essere poi accesa; il XVI secolo, a Porta Salza, dove il conte Alfonso de Guevara riceve le chiavi d’argento della città; il XII secolo, in Largo Duomo, con la devozione popolare nel Medioevo e un momento di preghiera in cui il pensiero va a San Gerardo. Momenti di innovazione che si insertano con quelli della tradizione per la quale immancabili nella parata sono alcune figure chiave come quella del gran turco, detto “civuddin”, di San Gerardo impersonato da un bambino e trasportato a bordo di una nave e l’immancabile effige del Santo trasportata a spalla lungo tutto il percorso. A fare da contorno sbandieratori, musicisti, soldati turchi e d odalische. Una parata che quest’ann ha assunto una doppia valenza per la città di potenza entrata nel pieno delle celelbrazioni per i novecento anni dalla morte del suo patrono.
