Sono al momento dodici le salme presumibilmente sotterrate in una fossa comune nell’area circostante il cimitero di Rionero in Vulture (Potenza). E’ uno dei particolari dell’operazione “Il grido dell’Ade” della Procura di Potenza che ha portato a sei arresti ( 3 in carcere e 3 ai domiciliari) e a una misura interdittiva per i reati di corruzione, concussione peculato, turbata libertà degli incanti, induzione indebita a dare o promettere utilità, falso in atto pubblico, abuso in atti d’ufficio, soppressione di cadavere. Le misure disposte dal Gip, Lucio Setola, sono state eseguite oggi dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Potenza. Le indagini -hanno spiegato gli inquirenti nel corso di una conferenza stampa in Procura a Potenza, alla presenza del procuratore Capo Francesco Curcio – sono partite dalla denuncia di un imprenditore locale che si è assunto la responsabilità di documentare dettagliatamente tutto quanto avveniva intorno alla gestione del cimitero. In pratica, per liberare i loculi del cimitero da rivendere poi illecitamente attraverso un sistema basato sulla corruzione, alcune salme sono state gettate in “vere e proprie fossi comuni”. Gli investigatori hanno individuato “un sistema che di fatto orientava e monopolizzava l’aggiudicazione dei servizi e dei lavori pubblici del Comune di Rionero in Vulture”, tra cui la gestione del cimitero, per un totale di circa due milioni di euro. Al centro dell’operazione la famiglia Aiuola, che gestiva il cimitero di Rionero, e a cui facevano capo diverse società, una delle quali aveva in gestione il cimitero di Orta Nova (Foggia) dove sono stati accertati casi di corruzione. Quindici in totale le persone coinvolte nell’inchiesta, anche se non risultano indagati tra i componenti delle amministrazioni comunali ma “si tratta di una vicenda – ha evidenziato Curcio – allarmante e di eccezionale gravità, scoperta grazie alla coraggiosa e circostanziata denuncia di un cittadino”.
Arresti a Rionero per compravendita loculi
