Ci sono anche 30 giovani lucani tra i 500 lavoratori del gruppo Trony lasciati a casa a seguito della chiusura dei 40 punti vendita di Basilicata, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto, avvenuta dopo la dichiarazione di fallimento della società Dps Group da parte del tribunale di Milano. I punti vendita della regione sono quelli di Tito Scalo e Melfi che impiegavano giovani con un’età compresa tra i 30 ed i 40 anni. “L’epilogo della Dps Trony – spiega in una nota la Filcams Cgil – è sicuramente da addebitare all’ incapacità imprenditoriale di guardare con maggior lungimiranza al futuro e al saper far fronte alle trasformazioni investendo e innovando, ma è altrettanto vero che, nel cavalcare il cambiamento, la politica ha prestato attenzioni esclusivamente alle evoluzioni dell’online, senza però individuare strumenti che avrebbero dovuto accompagnare il cambiamento per governare il settore e non far ricadere tutto sul mercato del lavoro”. Intanto domani a Roma si svolgerà un incontro con Dps Group e contemporaneamente la Filcams Cgil già chiesto un incontro al Ministero dello sviluppo economico e l’utilizzo di un ammortizzatore sociale che attutisca l’impatto occupazionale e consenta alle lavoratrici e ai lavoratori di poter cogliere l’opportunità di essere riassunti da nuovi acquirenti. La Filcams Cgil di Potenza ha chiesto inoltre l’intervento dell’assessorato alle Attività produttive della Regione Basilicata affinché nella vertenza nazionale i lavoratori lucani siano rappresentati anche a livello istituzionale oltre che sindacale. “La Basilicata -conclude la Filcams Cgil- continuerà a versare in una situazione di strutturale debolezza e di vera e propria emergenza occupazionale se non verranno intraprese azioni positive di lungo periodo”.
Lavoro, Trony chiude i punti vendita di Tito Scalo e Melfi
