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Nel Potentino tre arresti per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione

La prassi era quella di sottoporre le  ragazze nigeriane, in procinto di partire per l’Europa, ad  un rito voodoo, che le organizzazioni criminali locali, collegate con molti Paesi del vecchio continente, usavano per intimorirle e quindi assicurarsi la restituzione del pagamento del viaggio, del valore di circa 30 mila euro, e la loro attività di prostituzione a Potenza e in altri centri; è questo quanto  emerso da un’indagine della Procura del capoluogo lucano, che ha portato a tre misure cautelari eseguite dalla squadra mobile. In carcere è finita  una donna nigeriana di 27 anni,  ai domiciliari  un italiano di 61 anni e, per un trentasettenne nigeriano è stato disposto l’ obbligo di presentazione. Le accuse, a vario titolo, sono di concorso in favoreggiamento della prostituzione e di esercizio abusivo della professione medica. Il rito voodoo precedeva la partenza delle donne- hanno spiegato i pm Francesco Basentini e Valentina Santoro, e il dirigente della squadra mobile, Giuseppe Pontecorvo – che venivano accolte al loro arrivo dalle cosiddette “madame” che ne gestivano le attività di prostituzione e vendevano loro farmaci contraccettivi e per le interruzioni di gravidanza. La nigeriana arrestata alloggiava in una stanza in un centro di accoglienza straordinaria per migranti, nella struttura del “Principe di Piemonte” di Potenza  in cui sono stati trovati farmaci abortivi, venduti alle connazionali fino cento euro a confezione. Le indagini sono partite dalla segnalazione di alcuni cittadini, e dal racconto di una giovane prostituta. Un italiano e un nigeriano si occupavano poi di trovare loro i clienti, ottenendo una percentuale. I proventi della prostituzione venivano in parte inviati in Nigeria, con un complesso meccanismo di trasferimenti di denaro, e in altri Paesi europei.

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