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San Carlo di Potenza, diciannovenne esce dal coma causato da una malattia rarissima

Tutto è cominciato circa due mesi fa, quando la ragazza ha presentato una sindrome influenzale ma dopo due giorni si è registrato un progressivo e rapido rallentamento ideo-motorio con stato confusionale. Ricoverata in Rianimazione, all’ ospedale San Carlo di Potenza, veniva intubata e posta in coma farmacologico. Con la diagnosi di encefalomieloradicolonevrite post-infettiva fulminante è stata iniziata, immediatamente, una terapia con cortisone ad alte dosi per 5 giorni e a seguire plasmaferesi (la procedura terapeutica che permette di separare il plasma dalla componente cellulare) e poi due cicli di terapia con Immunoglobuline endovena.  Dopo 10 giorni era interrotto il coma farmacologico e la paziente si risvegliava, era vigile ma con un quadro clinico simile alla sindrome locked-in o del chiavistello, generalmente causata da un ictus ischemico del tronco-encefalo.  Dopo circa 10 giorni dal risveglio dal coma ha cominciato a muovere la mano e l’avambraccio destro e in seguito anche la mano sinistra, migliorando così le capacità di comunicazione”. Poi la paziente è stata trasferita in Neurologia e quindi in un centro di Riabilitazione intensiva. Dopo circa 50 giorni dall’ esordio dei sintomi la paziente muove il capo, gli arti superiori e riesce a comunicare scrivendo brevi frasi di senso compiuto con penna e/o tastiera del cellulare. “La encefalomieloradicolonevrite post-infettiva fulminante – ha precisato il dottor Ferrante – è una rarissima malattia infiammatoria demielinizzante, scatenata da una infezione, anche banale, come una sindrome influenzale, che innesca un meccanismo autoimmunitario per cui l’organismo produce anticorpi che attaccano la mielina, la guaina che avvolge le fibre nervose delle cellule nervose del cervello, midollo e talora, rarissimamente, come nel caso della nostra paziente , anche dei nervi, portando in breve tempo alla paralisi completa degli arti e al coma. I casi in cui vengono interessati anche i nervi sono i casi più gravi con prognosi più severa. La diagnosi precoce, e la tempestiva terapia immunosoppressiva, che contrasta la produzione di autoanticorpi, la palsmaferesi e la somministrazione di immunoglobuline endovena, consentono una prognosi migliore, come nel nostro caso”. “Ancora una volta – commenta il direttore sanitario dell’Aor San Carlo Antonio Picerno – paga il lavoro di gruppo multidisciplinare. In questo caso hanno cooperato ben cinque equipe : la Rianimazione (diretta da Mileti), malattie infettive (direttore De Stefano), centro trasfusionale che ha eseguito la plasmaferesi (direttrice Musto), endoscopia digestiva (direttore Sigillito) che ha eseguito la PEG e Neurologia (direttore Ferrante). E’ stato così possibile raggiungere un buon risultato terapeutico nella cura di una rarissima malattia che ha spesso esito infausto”.

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