Proseguono le indagini per fare luce sul mistero del suicidio del generale dell’Arma, di origini abruzzesi, Guido Conti, che pochi prima di suicidarsi si era dimesso da un incarico ricevuto dalla Total pe gestire la sicurezza degli impianti di “Tempa Rossa” in Basilicata. La Procura di Sulmona, alla luce del fatto che sarà quasi impossibile recuperare i dati del computer dell’alato ufficiale, avendo egli stesso provveduto a farli cancellare il giorno prima del suicidio, ha deciso di far clonare la scheda del telefonino privato dell’ex generale, quello che non è mai stato ritrovato dagli inquirenti, nonostante le ricerche palmo palmo l’area dove è stato ritrovato il cadavere dell’uomo. Un metodo suggerito – scrive il quotidiano “il Messaggero” – dagli stessi tecnici a cui è stato affidato l’incarico di perizia sugli apparecchi informatici in uso al generale e che permetterebbe, almeno in parte, di recuperare telefonate, messaggi e traffico dati fatti da Conti prima di liberarsi del suo telefono. Un passaggio che potrebbe chiarire, ad esempio, chi fosse l’interlocutore con cui, come raccontato da alcuni testimoni, l’ex generale parlava in modo molto animato, una vera e propria lite verbale, qualche giorno prima dell’estremo gesto. L’operazione non sarà né semplice, né immediata: i periti avranno infatti sessanta giorni di tempo per dare qualche risposta, anche se hanno assicurato di poter fare le loro verifiche prima.
Suicidio del generale Conti, gli investigatori clonano il telefonino
