Al momento non vuole neppure pensare all’ipotesi di traslare le salme da quei loculi “assegnati abusivamente” dal custode del cimitero monumentale di Potenza, ora in carcere, dietro pagamento a nero. Ma alla luce dei fatti emersi dalle indagini della Procura di Potenza ( che hanno portato all’arresto di tre persone, Vito Vaccaro, Vito Claps e Nicola Tammone, per la compravendita di loculi nel camposanto di rione San Rocco) il sindaco Dario De Luca sa bene che qualcosa va fatta, e in fretta. Sia perché quel denaro che spettava al Comune, e che è finito nelle tasche di Vito Vaccaro, deve essere recuperato, sia perché quanto accaduto non si verifichi mai più. “Sono molto arrabbiato- ci spiega De Luca – sicuramente ci costituiremo parte civile nel processo che si celebrerà, nel frattempo però abbiamo delle questioni da risolvere”. La prima, più ovvia, è quella dei provvedimenti da emettere nei riguardi del custode, ora in carcere. La seconda riguarderà anzitutto “la costituzione di un gruppo di lavoro, assieme al segretario generale, che avrà il compito di ricostruire i fatti accaduti e di associare a questo lavoro ispettivo anche uno di informatizzazione che possa permetterci di fotografare in tempo reale quanto accaduto sin ora al camposanto e quanto succederà nel prossimo futuro”. Si tratterebbe, nello specifico, di trasferire su un supporto informatico, le notizie relative ai loculi censiti ed occupati a vario titolo nel cimitero al rione San Rocco, in modo da renderle immediatamente disponibili, abbandonando il sistema cartaceo che sino ad ora era stato in uso e che pure è stato ben utilizzato dagli investigatori potentini. “La mia paura è che il fenomeno abbia una dimensione molto più vasta di quanto emerso dalle indagini della Procura che si riferiscono ad un lasso di tempo limitato rispetto a quello in cui il custode è stato in servizio- continua De Luca- tuttavia, una volta acquisiti gli atti delle indagini ed avuta contezza del fenomeno, approveremo un regolamento comunale che fissi le regole che ci aiutino a discernere caso per caso ed applicare i provvedimenti più opportuni, non escludendo la possibilità di emanare eventuali sanatorie”. A quanti hanno parlato di un sistema che va avanti da tempo, e del quale più di qualcuno era a conoscenza nel Comune di Potenza, il primo cittadino risponde che “non è possibile vivere di illazioni, chi sapeva doveva denunciare”. Intanto l’inchiesta della Procura potentina prosegue, al vaglio degli inquirenti ci sono le posizioni di altri 17 indagati e neppure si esclude che i casi di compravendita illegale di loculi siano molti di più rispetto ai venti già accertati. L’attesa adesso è per quello che le tre persone sottoposte alla misura di custodia cautelare potranno dire di fronte ai magistrati.
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