Cronaca

Petrolgate, nuova udienza in tribunale a Potenza

Annunciato il deposito degli atti del fascicolo sul suicidio dell'ex responsabile del Cova

Nuova udienza a Potenza del processo Petrolgate, sulle  estrazioni petrolifere in Basilicata che vede imputate 47  persone e dieci societa’, tra cui l’Eni. I pm Francesco Basentini e Laura  Triassi, hanno annunciato il  deposito degli atti del fascicolo sul suicidio dell’ingegnere  Gianluca Griffa, ex responsabile del Centro oli di  Viggiano, morto ad agosto del 2013 in Piemonte.  Nel fascicolo sono contenuti documenti “particolarmente  interessanti”, secondo i pm, in cui sarebbero stati descritti  tra il 2011 e il 2013 alcuni dei problemi dell’impianto, emersi  poi nell’inchiesta della Procura di Potenza del 2016.  Griffa si suicido’ a 38 anni a Monta’ d’Alba (Cuneo): il corpo  fu ritrovato ad agosto, in forte stato di decomposizione, ai  piedi di un traliccio, molte settimane dopo la scomparsa  denunciata il 26 luglio 2013. Durante il periodo delle ricerche  fu scoperto un memoriale in cui l’ingegnere spiegava  dettagliatamente alcuni particolari sul Centro Olio – che  sarebbero in parte emersi poi nell’inchiesta della Procura di  Potenza – chiedendo anche di inviare questi documenti ai  Carabinieri di Viggiano e all’Unmig “se mi dovesse accadere  qualcosa”, scrive lo stesso ingegnere nel suo memoriale.  I magistrati lucani hanno portato alla luce la vicenda  esaminando la lista delle persone che hanno lavorato a Viggiano,  scoprendo il suicidio di Griffa (l’uomo si tolse la vita –  secondo quanto accertato dalle indagini dei carabinieri – per  motivi personali, legati ad una forte depressione) e i molti  documenti lasciati dall’ingegnere. Griffa spiega di aver  comunicato tutto all’Eni: “Mi stato imposto di tacere”,  evidenzia l’ex responsabile del Cova nel memoriale. Alcuni di  questi documenti erano custoditi nella sua abitazione, altri  sono stati trovati grazie a un sms che lo stesso Griffa invio’ a  un suo vecchio numero, letto poi da un familiare che lo segnalò  agli investigatori. I Carabinieri nel 2013 acquisirono anche  altri documenti dal pc e dal tablet di Griffa, in cui sarebbero  contenute, secondo quanto si e’ appreso, altre descrizioni  tecniche sull’uso di ammine.  Un “indizio”, questo, emerso solo nel 2016 nelle indagini dei  pm potentini su un presunto smaltimento illecito degli scarti di  produzione della lavorazione del greggio. Griffa raccolse molti  documenti e conservo’ un carteggio con la compagnia petrolifera  su questi temi (conservato nel fascicolo inviato a Potenza solo nelle scorse settimane) e alcune fatture sull’acquisto di  “glicole”, un particolare tipo di ammine. L’ingegnere ipotizzava  poi la possibilita’ che queste ammine potessero essere una delle  cause della corrosione dei serbatoi del Centro Oli: nei mesi  scorsi furono scoperti alcune perdite in due serbatoi della  struttura, con una fuoriuscita di petrolio nell’area che poi  porto’ la Regione a deliberare la sospensione temporanea delle  attivita’ del Cova. L’acquisizione di questi documenti sara’  decisa nella prossima udienza, in programma il 12 febbraio 2018. E sempre oggi il  Tribunale di Potenza ha ammesso circa 400 parti civili,  respingendo un  centinaio di richieste, tra cui alcune nei confronti delle  societa’ imputate.  Nel corso dell’udienza, inoltre, i pm Francesco Basentini e  Laura Triassi hanno annunciato il deposito di una nota dei  Carabinieri del Noe relativa ai recenti controlli dell’Arpab  sulla presenza di ammine nella zona delle estrazioni.  Un gruppo di  ambientalisti e rappresentanti di alcuni movimenti hanno  organizzato anche un presidio, davanti alla sede del Palazzo di  Giustizia di Potenza, per chiedere “giustizia e verita’” sulle  estrazioni petrolifere in Basilicata.

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