C’e’ anche una dipendente di un istituto di credito, finita agli arresti domiciliari, fra le nove persone coinvolte nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza su un giro di intestazioni fittizie di beni e false fatturazioni per operazioni inesistenti, che ha portato stamani all’esecuzione di nove misure cautelari da parte della Polizia, in provincia di Potenza. In particolare, gli agenti della Squadra Mobile di Potenza con l’ausilio del Commissariato di Melfi, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere, cinque ai domiciliari e due divieti di dimora, emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Potenza, su richiesta della Procura. In carcere sono finiti i fratelli Lorenzo e Sabino Sapio, ai domiciliari Achincoli Giorgina Carmela, Raffaele Volgare, Arcangelo Tauriello, Matilde Anna Calandrelli e Luigi Sorrentino. Divieto di dimora e Melfi e Rionero per Antonio Diano e Alfonso Damiano. La Polizia, inoltre, ha sequestrato quattro societa’ di rivendita di auto e moto, beni mobili e immobili e rapporti finanziari e bancari nella disponibilita’ di tre indagati per un valore di oltre 212 mila euro. Sono finiti in carcere di fratelli Sabino e Lorenzo Sapio, gia’ arrestati per traffico di stupefacenti e associazione per delinquere finalizzato al traffico di droga, reati per i quali sono attualmente processati in Tribunale, a Potenza. Indagando nel “background economico e finanziario” dei due, la Polizia ha scoperti “rilevanti disponibilita’ economiche e finanziarie” e “investimenti occulti” che facevano loro capo. Per eludere pero’ le disposizioni in materia di misure di prevenzione, i fratelli Sapio avrebbero intestato “ad una serie di prestanome le loro rilevanti attivita’ economiche”, per “sottrarre beni ed aziende a sequestri e confische”. Gli utili ottenuti tornavano ai Sapio attraverso le operazioni eseguite “materialmente e dolosamente” dalla dipendente bancaria. La somma di 212 mila euro per equivalente sequestrata oggi dalla Polizia si riferisce alla falsificazione di alcune fatture. I due fratelli e un altro indagato (ora ai domiciliari) sono accusati anche di aver minacciato anche di morte il direttore dell’Agenzia delle entrate di Melfi , che non voleva agevolare le pratiche di immatricolazione di autoveicoli acquistati all’estero nonostante “irregolarita’ amministrative relative proprio all’applicazione del regime agevolato della cosiddetta Iva a margine”.
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