Nel solco di una visione che intreccia memoria rurale e tensione contemporanea, Cantine Giorni inaugura,a Pignola, a 900 metri sul livello del mare, il progetto “Cabernet di Montagna”, consacrando l’altitudine a matrice identitaria di un nuovo paradigma espressivo del Cabernet Sauvignon in Italia. Non un semplice esercizio stilistico, ma un disegno enologico organico e consapevole, che elegge la montagna a luogo elettivo di una viticoltura capace di fondere rigore scientifico, sensibilità agronomica e tensione culturale. È nell’aria tersa delle quote elevate, tra escursioni termiche pronunciate, ventilazioni costanti e suoli a spiccata componente minerale, che il vitigno trova una nuova misura di sé. La maturazione si distende lenta e completa, il frutto si definisce con nitore, la trama tannica si fa fine, verticale, scolpita più che estratta.

Nel calice, il vino si offre con profumi di frutti rossi e neri cesellati, accenti balsamici e spezie sottili, sostenuti da una tensione gustativa che rifugge l’opulenza per abbracciare equilibrio e profondità. L’altitudine diviene così cifra stilistica e principio ordinatore, trasformando un dato geografico in categoria estetica e chiave interpretativa. La presentazione ufficiale del progetto, affidata a un press tour nazionale curato da Gioj Wine,ha riunito a Pignola autorevoli voci del giornalismo e della critica enologica, chiamate a testimoniare un’esperienza che non si esaurisce nella degustazione, ma si configura come immersione in un metodo e in una visione produttiva coerente. Dalla visita ai vigneti di alta quota all’incontro con l’enologo e il team tecnico, fino alla degustazione verticale del “Cabernet di Montagna”, ogni tappa restituisce la solidità di un impianto fondato su rese contenute, gestione agronomica meticolosa e vinificazioni orientate alla preservazione di integrità, freschezza e longevità. A suggellare la consistenza del progetto è il dialogo strutturato con il mondo della ricerca, consolidato dalla collaborazione con il Centro di ricerca Codra di Pignola, impegnato nell’analisi dei suoli e nel monitoraggio dei parametri qualitativi. In questa alleanza tra sapere scientifico e pratica enologica si manifesta una delle chiavi più alte dell’iniziativa: la consapevolezza che la qualità contemporanea sia il risultato di conoscenza, metodo e responsabilità, in un equilibrio virtuoso tra tradizione e innovazione. “È un progetto del cuore, ma anche un ritorno alle origini”, dichiara Paolo Patrone, evocando un legame ancestrale con la terra e con quella dimensione contadina che ne ha plasmato la sensibilità. Parole che restituiscono il senso di un gesto non solo imprenditoriale, ma quasi filiale, espressione di fedeltà a una vocazione profonda. A lui si affianca Nicola Patrone, che individua nell’arte del racconto e nella capacità di suscitare emozione la missione più autentica del proprio operare: portare il vino nel mondo come espressione di identità, come esperienza sensibile e culturale. Con “Cabernet di Montagna”, Cantine Giorni non si limita a proporre un’etichetta, ma ambisce a definire una postura enologica e un lessico rinnovato per un vitigno internazionale riletto attraverso la lente rigorosa del territorio. In un panorama vitivinicolo sempre più orientato alla distintività e alla sostenibilità, il progetto si impone come atto di maturità e visione: la montagna non è sfondo, ma sostanza; non è cornice, ma principio generativo di un vino che trova nell’altitudine la propria misura morale ed estetica.




